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domenica 9 ottobre 2011

Libera scelta un abito, un voto


Sfogliando riviste,giornali e navigando tra le onde del web non si può fare a meno di venire a conoscenza della cosiddetta svolta epocale, la concessione del diritto di voto e della possibilità di candidarsi a partire dal 2015 alle donne dell’Arabia Saudita. Si tratta certamente di un gran passo avanti, ,tuttavia la scelta del sovrano Abdullah bin Abdul Aziz è tarda e parziale, da non dimenticare infatti che paesi mussulmani come il Kuwait,il Qatar e l’Iran hanno da tempo riconosciuto tale diritto alle donne! E’ inoltre doveroso ricordare che permane il divieto per le donne di guidare nonostante le proteste dello scorso 17 giugno. L’Arabia Saudita rimane quindi un luogo ricco di contraddizioni dove lo stato spende cifre esorbitanti per l’educazione e la formazione femminile,il 60% dei laureati è donna, ma dove permane una cultura radicata nei divieti per il gentil sesso. La  concessione del diritto di voto segna senz’altro una nuova epoca, ma ricordiamoci che per andare a votare le donne necessiteranno sempre di un uomo che le accompagni. E’ doveroso inoltre ricordare che il giorno dopo l’annuncio del sovrano una donna è stata condannata a 10 frustate per aver infranto il divieto di guida. Permane inoltre l’obbligo per le saudite di indossare in pubblico e talvolta anche a casa il niqab , un lungo abito nero che ammanta l’intera figura con un unica fessura all’altezza degli occhi; per le donne occidentali in visita in Arabia è  invece altamente consigliato l’abaya un lungo camicione nero che copre tutto il corpo eccetto mani piedi e testa. Curioso è inoltre il fatto che al di sotto di questi niqab si nascondano donne curatissime nei minimi dettagli dal trucco ai vestiti, è infatti risaputo che la maggior parte delle saudite adorino lo shopping e i marchi di moda europei. Ma anche qui sorge un’altra contraddizione il fatto che anche solo per andare a fare un giro per negozi le donne necessitino di un accompagnatore,anche la cosa più naturale per una donna diventa quindi in questo paese una situazione complicata!Questo è dovuto al fatto che una donna saudita non può né guidare da sola né camminare per la città senza un accompagnatore. Questo è un paese dove nonostante l’estrema ricchezza e la vantata modernità ,di cui città come Abu Dhabi e Dubai si fanno portavoci, l’eguaglianza e la democrazia non trovano posto. Contraddizioni e diversità si fanno strada in Arabia Saudita, lo stesso film Sex and the City 2 ha scatenato alcune reazioni in questo paese. Il film è ambientato proprio in Arabia tuttavia,vista la non concessione da parte dello stato, è stato girato in Marocco. In una scena del film alcune donne saudite si levano il tradizionale niqab per mostrare alle quattro amiche newyorkesi i loro abiti all’ultima moda. Ciò ha scatenato pesanti reazioni, infatti, secondo i critici ciò lascerebbe intendere agli spettatori  il lungo abito nero come una prigione e le donne saudite come superficiali e vacue come le occidentali. Ma la questione è un’altra l’essere ben vestite e l’amare la cura della propria persona è insito in ogni donna che sia occidentale araba o orientale, il fatto dell’essere privata della possibilità di scegliere quando e cosa indossare è tutt’altra questione. Come  l’abito non fa il monaco il privare una persona della scelta di cosa indossare e come non permetterle di esprimersi.
Niqab,abaya,chador,burqua,hijab,haik, sotto il velo tutte le donne amano la moda e il portare un indumento a sfondo religioso non inficia l’essere donna, a condizione però che l’indossarlo sia una propria scelta voluta e consapevole! 

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