Sfogliando riviste,giornali e navigando tra le onde del web
non si può fare a meno di venire a conoscenza della cosiddetta svolta epocale,
la concessione del diritto di voto e della possibilità di candidarsi a partire
dal 2015 alle donne dell’Arabia Saudita. Si tratta certamente di un gran passo
avanti, ,tuttavia la scelta del sovrano Abdullah bin Abdul Aziz è tarda e
parziale, da non dimenticare infatti che paesi mussulmani come il Kuwait,il
Qatar e l’Iran hanno da tempo riconosciuto tale
diritto alle donne! E’ inoltre doveroso ricordare che permane il divieto per le
donne di guidare nonostante le proteste dello scorso 17 giugno. L’Arabia
Saudita rimane quindi un luogo ricco di contraddizioni dove lo stato spende
cifre esorbitanti per l’educazione e la formazione femminile,il 60% dei
laureati è donna, ma dove permane una cultura radicata nei divieti per il
gentil sesso. La concessione del diritto
di voto segna senz’altro una nuova epoca, ma ricordiamoci che per andare a
votare le donne necessiteranno sempre di un uomo che le accompagni. E’ doveroso
inoltre ricordare che il giorno dopo l’annuncio del sovrano una donna è stata
condannata a 10 frustate per aver infranto il divieto di guida. Permane inoltre
l’obbligo per le saudite di indossare in pubblico e talvolta anche a casa il
niqab , un lungo abito nero che ammanta l’intera figura con un unica fessura
all’altezza degli occhi; per le donne occidentali in visita in Arabia è invece altamente consigliato l’abaya un lungo
camicione nero che copre tutto il corpo eccetto mani piedi e testa. Curioso è
inoltre il fatto che al di sotto di questi niqab si nascondano donne
curatissime nei minimi dettagli dal trucco ai vestiti, è infatti risaputo che
la maggior parte delle saudite adorino lo shopping e i marchi di moda europei.
Ma anche qui sorge un’altra contraddizione il fatto che anche solo per andare a
fare un giro per negozi le donne necessitino di un accompagnatore,anche la cosa
più naturale per una donna diventa quindi in questo paese una situazione
complicata!Questo è dovuto al fatto che una donna saudita non può né guidare da
sola né camminare per la città senza un accompagnatore. Questo è un paese dove
nonostante l’estrema ricchezza e la vantata modernità ,di cui città come Abu Dhabi
e Dubai si fanno portavoci, l’eguaglianza e la democrazia non trovano posto. Contraddizioni
e diversità si fanno strada in Arabia Saudita, lo stesso film Sex and the City
2 ha scatenato alcune reazioni in questo paese. Il film è ambientato proprio in
Arabia tuttavia,vista la non concessione da parte dello stato, è stato girato
in Marocco. In una scena del film alcune donne saudite si levano il
tradizionale niqab per mostrare alle quattro amiche newyorkesi i loro abiti
all’ultima moda. Ciò ha scatenato pesanti reazioni, infatti, secondo i critici
ciò lascerebbe intendere agli spettatori il lungo abito nero come una prigione e le
donne saudite come superficiali e vacue come le occidentali. Ma la questione è
un’altra l’essere ben vestite e l’amare la cura della propria persona è insito
in ogni donna che sia occidentale araba o orientale, il fatto dell’essere
privata della possibilità di scegliere quando e cosa indossare è tutt’altra
questione. Come l’abito non fa il monaco
il privare una persona della scelta di cosa indossare e come non permetterle di
esprimersi.
Niqab,abaya,chador,burqua,hijab,haik,
sotto il velo tutte le donne amano la moda e il portare un indumento a sfondo
religioso non inficia l’essere donna, a condizione però che l’indossarlo sia
una propria scelta voluta e consapevole!
Voice'S
